di Paolo Barnard
Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell'informazione di cui non si parla mai. E' la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell'appoggio dell'indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l'opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti 'fuori dal coro'. Si tratta, in sintesi, dell'abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste 'scomode'. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d'informazione ve lo illustro citando il mio caso. Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.
Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un'inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l'11/10/2001 ("Little Pharma & Big Pharma"). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici..
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La tassa Berlusconi
di Marco Travaglio
La giustizia a orologeria valica ormai i confini nazionali e dilaga, come una inarrestabile cancrena, fino al Lussemburgo. Lì la Corte Europea di Giustizia ha stabilito che le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere via etere senza concessione su frequenze spettanti a Europa7 che la concessione vinse in una regolare gara nel 1999 mentre Rete 4 la perse, sono 'contrarie al diritto comunitario', dunque illegali. A partire dalla legge Maccanico gentilmente offerta dal centrosinistra al Cavaliere nel 1997, per proseguire col decreto salva-Rete4 e con la legge Gasparri varati dal governo Berlusconi II tra il 2003 e il 2004. Giusto in tempo per il suo probabile ritorno a Palazzo Chigi, dunque, si ripropongono intatti i nobili moventi della sua 'discesa in campo' del 1994: salvare le sue televisioni da una qualunque legge antitrust e salvare se stesso dai processi (a Milano stanno per chiudersi quelli per i fondi neri Mediaset e per la corruzione del testimone David Mills, a Napoli sta per aprirsi quello per la tentata corruzione di Agostino Saccà e di alcuni senatori). La soluzione ideale sarebbe depenalizzare anche la corruzione e trasferire la Corte europea da Lussemburgo a Brescia, o ad Arcore, per legittimo sospetto.
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Mafia, sequestrati i beni della Calcestruzzi
da laNuovaEcolologia.it
Il gip del tribunale di Caltanissetta ha ordinato il sequestro della Calcestruzzi spa. Il provvedimento è stato chiesto dal procuratore aggiunto di Caltanissetta, Renato Di Natale, e dal pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. I carabinieri e la guardia di finanza hanno eseguito il provvedimento, che riguarda beni materiali e immobili della Calcestruzzi e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche in uso dalla società. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro.
Il provvedimento fa parte dell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato stamani in carcere l'amministratore delegato della società di Bergamo, Mario Colombini.
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Attenuante perché sardo: il testo integrale della sentenza
di Roberto Cataldi
Un uomo accusato di aver sequestrato, violentato, drogato e torturato la propria fidanzata nella convinzione che lei lo avesse tradito, è riuscito ad ottenere uno sconto di pena perché di origini sarde. Il tribunale tedesco che lo ha giudicato scrive nella sentenza che l'imputato è un sardo e ''il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria deve essere tenuto in considerazione come attenuante''.
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Cassazione: file pedopornografici nella cartella "Temp"? Scattano le manette
di Cristina Matricardi
La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione (Sent. 41067/2007) ha stabilito che commette reato chi conserva del materiale pornografico scaricato da Internet anche se questo si trova solo nella cartella 'Temp'.
I Giudici di Piazza Cavour hanno infatti precisato che "l'articolo 600 quater c.p. punisce chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 600 ter, si procura e dispone di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto" e che "la norma prevede due condotte tra loro alternative
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