Il territorio crollato è di circa 20mila kmq, pari al 6,6% dell'intero paese. La fotografia dell'emergenza nel Rapporto sulle frane in Italia realizzato da Apat. Sono 470.000 le frane che interessano il territorio italiano. Colpito il 69% dei comuni: 5.596 su un totale nazionale di 8.101. Questa la fotografia dell'emergenza emerso dal Rapporto sulle frane in Italia, realizzato da Apat, Regioni e Province Autonome e presentato oggi a Roma, nell'ambito del Progetto Iffi (Inventario dei fenomeni franosi in Italia), dal commissario straordinario dell'Apat, Giancarlo Viglione. Il rapporto, sulla base dei risultati del progetto, mette a fuoco lo stato del dissesto su scala nazionale e regionale e conferma il quadro preoccupante censendo quasi 470.000 frane per un totale di circa 20.000 km2, pari al 6,6% dell'intero territorio nazionale.
Un numero così elevato di fenomeni franosi è legato principalmente all'assetto morfologico del nostro paese, per circa il 75% costituito da territorio montano e collinare e alle caratteristiche meccaniche delle rocce affioranti. Non a caso, solo un mese fa, un crollo in roccia di 60.000 metri cubi si è staccato dalla Cima Una in Val Fiscalina, una delle località più turistiche dell'Alto Adige. Negli ultimi 50 anni le vittime per frana ammontano a 2.552, più di 4 vittime al mese. Come emerge dal Rapporto, le più frequenti cause d'innesco dei fenomeni franosi sono le precipitazioni brevi e intense o eccezionali e prolungate.
A queste va aggiunta l'attività antropica che contribuisce in maniera sempre più significativa all'instabilità dei versanti, attraverso tagli stradali, scavi e più in generale con una non corretta o assente pianificazione territoriale. Le informazioni del Progetto Iffi, incrociate con gli elementi a rischio (tessuto urbano, aree industriali e commerciali, infrastrutture lineari di comunicazione, ecc.) mediante l'utilizzo di tecnologie Gis, hanno permesso di classificare 4.530 comuni con livello di attenzione elevato e molto elevato per rischio da frana.
Non tutte le frane, però, sono pericolose nello stesso modo. Quelle con elevate velocità di movimento (quali i crolli e le colate rapide di fango e detrito) e quelle che coinvolgono ingenti volumi di roccia o terreno causano i danni più ingenti. Gran parte dei fenomeni franosi, inoltre, si riattivano nel tempo. Da qui il Progetto Iffi che, basato sulla raccolta e l'archiviazione delle informazioni sulle frane, permette una corretta pianificazione territoriale (individuazione di aree di nuova urbanizzazione, limitazione d'uso e vincoli), progettazione di nuove infrastrutture. Per rendere fruibile il patrimonio conoscitivo a disposizione, l'Apat ha pubblicato su Internet la cartografia online, i documenti, le foto www.sinanet.apat.it/progettoiffi) e, grazie ad un accordo con la Direzione Teche Rai, più di 50 filmati relativi a fenomeni franosi.
[fonte lanuovaecologia.it]
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