Greenpeace ha presentato oggi, nel corso di una conferenza stampa, un rapporto per denunciare i rischi legati alla costruzione del rigassificatore al largo della costa di Pisa e Livorno. Greenpeace non è contraria ai rigassificatori in quanto tali, ma questo impianto - già autorizzato dal Ministero competente - sorgerebbe nelle acque del Santuario dei Cetacei. E non senza problemi.
La legge italiana non dice molto sulle aree marine industriali: questo progetto è stato quindi autorizzato in assenza di un quadro normativo adeguato. Il rischio è quello di consentire scarichi indiscriminati in mare. Numerose sono inoltre le violazioni del diritto internazionale e, in particolare, della Convenzione di Barcellona e dell'accordo tra Francia, Italia e Monaco che istituisce il Santuario dei Cetacei.
La valutazione di impatto ambientale ignora completamente il fatto che l'impianto dovrà utilizzare cloro. Manca, inoltre, una valutazione delle emissioni sonore dell'impianto, e del loro impatto sui cetacei.
Sullo sfondo c'è il problema della gestione del Santuario dei Cetacei che, al momento, è solo un "parco di carta" per attirare i turisti. Non esiste nessuna norma specifica che lo tuteli, se non un generico divieto per le gare motonautiche - solo nel versante italiano - ottenuto a seguito di proteste di Greenpeace nel 1999.
Non servono le aree marine industriali. Il Santuario deve invece diventare parte integrante della rete di riserve marine per salvare il Mediterraneo, proposta da Greenpeace nel maggio 2006.
Greenpeace chiede che venga revocata l'autorizzazione per la costruzione del rigassificatore e che la zona venga inclusa nella costituenda Area marina protetta delle Secche della Meloria.
[fonte Greenpeace.org]