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Reso noto il quarto rapporto degli scienziati dell'IPCC, la massima autorità scientifica in campo climatico. In 100 anni la temperatura del Pianeta è aumentata di 0,74° C Ormai è ufficiale, inequivocabile, fuori discussione: i mutamenti climatici sono in atto, e la responsabilità è in larga parte delle attività umane che hanno aumentato l’immissione in atmosfera dei gas serra, a cominciare dall’anidride carbonica, per produrre energia e merci, per i trasporti individuali e di massa, per riscaldarsi. Ora è il momento di agire e rimuovere alla radice le cause di nostra responsabilità del problema, per limitare i danni ed evitare gli effetti più catastrofici. 
Il WWF chiede all’Unione europea, che si è proclamata leader sulle questioni climatiche, di impegnare il prossimo Consiglio al raggiungimento di una riduzione delle emissioni del 30% entro il 2020. Sempre nell’ambito europeo si dovrebbe fissare un target del 20% per le fonti rinnovabili e lanciare un piano di efficienza energetica per ottenere una riduzione dei consumi assoluti di almeno l’1% annuo. “Per quel che riguarda l'Italia, il ritardo accumulato è drammatico, almeno di 15 anni rispetto agli altri paesi europei e anche rispetto ai modesti obiettivi imposti dalla prima fase del Protocollo di Kyoto: invece di avvicinarci all’obiettivo della riduzione del 6,5% delle emissioni di CO2, le abbiamo aumentate costantemente arrivando al 13% circa - ha dichiarato Michele Candotti, segretario generale del WWF Italia - Occorre dar vita a un piano straordinario per una nuova economia a "Emissioni Zero", che diventi la massima priorità del Governo, chiamando tutti i ministeri trasversalmente a fare la loro parte: tale Piano deve rispondere all'obiettivo di colmare gli enormi ritardi e le tante occasioni perse sia per mitigare i mutamenti climatici, abbattendo le emissioni, sia per adattarsi ai fenomeni già in atto, mettendo in sicurezza il territorio, a cominciare dal sistema idrico. La sfida per il presente, e per il futuro, è partita: se non la si coglie, a soffrire non sarà solo il Pianeta, il nostro Paese rischia di essere tagliato fuori anche dalla nuova Rivoluzione Industriale che si sta profilando”. Il capitolo sullo stato delle conoscenze scientifiche sul clima del IV Rapporto IPCC, reso noto oggi a Parigi, non lascia spazio a dubbi e mette a tacere i negazionisti. 2.500 scienziati di tutto il mondo che costituiscono l’IPCC, sono concordi nel sostenere che i cambiamenti climatici sono un dato di fatto e che a causarli è l’attività umana: in 100 anni il Pianeta ha subìto un aumento della temperatura di 0,74° C e sarà inevitabile un ulteriore innalzamento di 0,6° C, considerato l’incremento dei gas serra presenti nell’atmosfera (0,2° C è l’aumento che dovremo aspettarci nei prossimi 20 anni). Gli scienziati ci dicono che esiste una probabilità tra il 90 ed il 95% che l’incremento osservato della temperatura media globale degli ultimi 55 anni sia dovuto all’aumento osservato nelle concentrazioni atmosferiche di gas ad effetto serra di origine umana. “L’IPCC ha sistematizzato in maniera molto significativa ed importante le ultime ricerche scientifiche sul clima che sono state realizzate dal 2001 ad oggi. Un semplice sguardo alle analisi svolte dal Gruppo di lavoro del primo volume di questo Quarto rapporto dimostra chiaramente quanto siano incomprensibili l’inerzia e i ritardi dei Governi, incluso il nostro - dichiara Gianfranco Bologna, Direttore scientifico del WWF Italia - E’ un’emergenza planetaria, che non può essere trattata con i tempi e modi dell’ordinarietà perché è in gioco il futuro del Pianeta come lo conosciamo, e quindi della stessa specie umana. La strada da imboccare è una sola: un Pianeta a emissioni zero, vale a dire il progressivo abbandono dei combustibili fossili, accompagnato da un modello fondato sull’efficienza, sul risparmio energetico, sulla fine degli sprechi, sulle energie rinnovabili. E’ sulla capacità di avere una visione nuova e di agire per renderla realtà che verranno giudicati i leader di oggi e del futuro”. ---------------------------- Il Rapporto IPCC in breve Gas serra L’aumento dei gas ad effetto serra a partire dal 1750 (considerato l’anno d’inizio della Rivoluzione Industriale) è dovuto principalmente alle emissioni da combustibili fossili, all’agricoltura e al cambio d’uso del territorio (land-use-change). Ad esempio, la CO2, che è il principale gas ad effetto serra, è oscillata per un periodo di 10.000 anni fino al 1750 in un range di 265 - 280 parti per milione (ppm). Negli ultimi 150 anni la stessa è aumentata raggiungendo il valore di 380 ppm del 2006. Le ultime ricerche scientifiche pubblicate relative alla composizione chimica dell’atmosfera “intrappolata” nelle bolle di ghiaccio databili, ci confermano che la presenza di CO2 in atmosfera non è mai stata a questi livelli da 800.000 anni ad oggi. Oceani I dati osservativi hanno mostrato che la temperatura media globale degli oceani è aumentata fino ad una profondità di circa 3000 metri. Questo riscaldamento oceanico contribuisce, tramite l’espansione termica dell’acqua marina, all’innalzamento del livello medio globale marino. Infatti il livello globale marino è aumentato tra il 1961 ed il 2003 di circa 1,8 mm all’anno. Artico L’aumento della temperatura media sull’Artico è due volte maggiore dell’aumento medio globale. Dal 1978 i satelliti hanno stimato che l’estensione annuale media del ghiaccio marino artico si è ridotta del 2,7% ogni dieci anni. Precipitazioni Le osservazioni meteorologiche hanno evidenziato tendenze a lungo termine nelle precipitazioni dal 1900 al 2005 in ampie aree del pianeta: aumenti di precipitazioni nelle aree orientali dell’America settentrionale e meridionale, nell’Europa settentrionale e nell’Asia settentrionale e centrale, siccità più intense nel Sahel, nel Mediterraneo, nell’Africa meridionale ed in alcune aree dell’Asia meridionale. In generale la frequenza di eventi di intensa precipitazione è aumentata. Il Mediterraneo emerge come una delle aree più sensibili ai possibili cambiamenti climatici futuri: - riscaldamento molto maggiore della media globale (specialmente in estate), - aumento delle ondate di calore, - mancata diminuzione di precipitazione. Aumento del livello dei mari I numeri citati dall’IPCC nel IV Rapporto dell’IPCC non considerano l’effetto dell’aumento del livello dei mari dell’Antartico e della Groenlandia, resi noti da studi recenti, e danno la falsa impressione che tale aumento, nel prossimo secolo, sia un problema semplice da risolvere. L’aumento del livello del mare, potrebbe essere di fatto due volte maggiore di quello previsto dall’IPCC nel prossimo secolo, cioè superare un metro. Milioni di persone in più che vivono lungo le coste potrebbero essere a rischio. [fonte WWF.it]
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