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Mercoledì 07 Gennaio 2009
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Italia fanalino di coda in Europa sulle rinnovabili

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domenica 14 gennaio 2007

In occasione della presentazione del Rapporto della Commissione Europea Il WWF analizza i dati: la quota delle rinnovabili diminuisce invece di aumentare. E' necessario cambiare il sistema di incentivazione 
 
Dal 1997 ad oggi in Italia il contributo delle energie rinnovabili invece di aumentare è diminuito: dal 16% del 1997 al 15,3% di oggi. L’Italia è tra i paesi più lontani dall'obiettivo nazionale del 25% di quota ottenuta da rinnovabili sul totale del consumo energetico. A confermarlo sono il rapporto del 2005 del Ministero dello Sviluppo economico e il rapporto della Commissione Europea sulla situazione delle rinnovabili nei Paesi dell’Unione Europea, resa nota a Bruxelles. Accanto ai dati sulla situazione italiana compariranno due faccine che piangono, a differenza di quanto avverrà per Danimarca, Germania, Ungheria, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Spagna e Olanda, la cui situazione viene giudicata molto o abbastanza positiva. Altri Paesi attardati nello sviluppo delle energie rinnovabili sono Austria, Cipro, Estonia, Francia, Lettonia, Malta e Slovacchia. Le proposte sulle future politiche energetiche dell'Unione Europea sono solo un primo piccolo passo, dice il WWF > >

Il presunto “vantaggio” italiano sulle rinnovabili, tanto sbandierato negli scorsi anni, si fondava soprattutto sull’eredità del passato, vale a dire l’ampia quota di energia idroelettrica sui cui i nostri padri avevano puntato per non dipendere del tutto dai combustibili fossili e dunque dall'estero. Ebbene, il 2005 è stato un anno particolarmente difficile per il settore idroelettrico, data la scarsa piovosità: tuttavia, conferma la Commissione, anche normalizzando i dati delle precipitazioni il contributo delle rinnovabili nel nostro paese si fermerebbe al 16%. Insomma in tutti questi anni, nonostante il massiccio ricorso all'incentivazione, i risultati non si sono fatti vedere, mentre gli altri paesi sono andati avanti a passi da gigante.

Tutto ciò perché i meccanismi d’incentivazione per le energie rinnovabili di ieri e di oggi hanno ben altre finalità di un virtuoso sviluppo del settore. Il programma CIP6, pagato dai consumatori in bolletta per finanziare le energie rinnovabili, per il 70% finisce per incentivare normali centrali di generazione con combustibili fossili o rifiuti. Il meccanismo dei certificati verdi, anziché essere un virtuoso sistema di mercato, oggi è una nicchia di privilegi privo di obbiettivi di sviluppo delle rinnovabili. In pratica soltanto il 50% della produzione ed importazione di energia elettrica paga l’obbligo dei certificati. E’ come se si volesse riparare il debito pubblico esentando la metà della popolazione italiana dal pagamento delle tasse.

E il sistema garantisce una remunerazione eccessiva per alcuni impianti rinnovabili: per esempio circa 200€/MWh per un impianto eolico, quando nel resto d’Europa le incentivazioni sono ben sotto i 100€/MWh, e non permette una diffusione delle tecnologie che hanno reale bisogno di supporto, quali le biomasse.

lnsomma, l’Italia non è per nulla attrezzata per rispettare il protocollo di Kyoto e fronteggiare i cambiamenti climatici: ciò farà aumentare la nostra dipendenza energetica dall’estero. Tra gli obiettivi della UE si annuncia un target di riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 30% al 2020. L’Italia dovrebbe ridurle del 6,5% al 2008-2012 rispetto al 1990 eppure, ad oggi le emissioni sono aumentate del 13%. Le soluzioni si chiamano rinnovabili, riduzione dei consumi, miglioramento dell’efficienza energetica. Non certo il ricorso al carbone.

[fonte WWF.it]




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