Toscana sempre più a secco: sole splendente, neanche una nuvola. E neanche una goccia d'acqua. E il Cispel - consorzio regionale delle aziende dei pubblici servizi - lancia l'allarme: se non piove (e parecchio) entro 15 giorni saremo alla crisi nera, con autobotti, razionamenti, acquedotti fuori uso FIRENZE. «Abbiamo chiesto alla Regione Toscana l’attivazione di un tavolo di crisi per concordare le modalità di intervento. I gestori toscani del servizio idrico hanno fatto fronte finora alle situazioni di carenza idrica riempiendo i serbatoi con le autobotti e sostenendo dei costi straordinari molto alti. Ma se non comincia a piovere, già tra due settimane in alcune zone l’acqua dai rubinetti non scorrerà più e sarà necessario allestire dei punti di approvvigionamento nelle piazze». L’allarme viene da Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel. Di Girolamo ha scritto una lettera all’assessore regionale alla risorsa idrica, Marco Betti e alle Ato toscane per sollecitare un intervento. La Regione Toscana ha già dichiarato lo stato di emergenza idrica con una legge regionale (la numero 29 del 2007) ma la perdurante carenza di precipitazioni, che si somma alle pochissime piogge che ci sono state nello scorso autunno-inverno, rischia, in alcune località, di aumentare le difficoltà con le quali viene assicurata l’erogazione del servizio alla popolazione. Insomma, il rischio concreto è che i rubinetti restino a secco.
I gestori hanno predisposto ed attuato i Piani operativi di emergenza richiesti dalla normativa, mettendo in campo gli investimenti previsti e ricorrendo all’integrazione tramite il trasporto di acqua con autobotti, programmando razionamenti ed erogazioni a fasce orarie. Ma nonostante questo - osserva il Cispel - in mancanza di piogge è prevedibile che le fonti di approvvigionamento locali - pozzi, sorgenti, laghi privati - siano in grado di assicurare un’autonomia al massimo di due-tre settimane, con conseguente significativo peggioramento della situazione. «La situazione di emergenza ci deve fare riflettere - spiega De Girolamo - sul fatto che le alterazioni climatiche hanno ripercussioni molto pesanti anche sui nostri territori. Per questo auspichiamo una programmazione regionale anche per piccoli invasi superficiali che possono salvaguardarci da crisi di questo tipo». Ecco la situazione delle zone a rischio: Ato 1 Toscana Nord (Lucca-Massa Carrara). Oltre 300 metri cubi di acqua trasportati quotidianamente con le autobotti, soprattutto nel comune di Camaiore. L’andamento del livello di falda che serve tutta la fascia litoranea della Versilia, da Viareggio a Forte dei Marmi, con raffrontri con gli ultimi anni, mostra che si sono raggiunti i minimi storici. Ato 2 Basso Valdarno (Empolese-Pisa). Zone di criticità nella parte alta della Valdinievole e a Montaione. Situazioni non critiche ma che rischiano di evolvere verso la criticità nel giro di dieci-quindici giorni sono quelle del comune di Montespertoli, della Valdera e della Valdelsa. Ato 3 Medio Valdarno (Firenze-Prato-Pistoia). Sedici sistemi sono già a livello di crisi, soprattutto nel Chianti e nel Valdarno. Le autobotti di proprietà di Publiacqua Spa (cinque mezzi da sei metri cubi l’uno) riforniscono periodicamente i sistemi che sono in maggior sofferenza. L’invaso di Bilancino è invece in grado di assicurare il volume di scarico attuale. Ato 4 Alto Valdarno (Arezzo). Ventiquattro sistemi acquedottistici vengono riforniti con autobotti per un totale di quasi 600 metri cubi al giorno.
I laghetti superficiali sono in via di esaurimento. Ato 5 Toscana Costa (Livorno). Quattordici sistemi acquedottistici riforniti da autobotti, soprattutto nell’alta Val di Cecina. Vi sono difficoltà di approvvigionamento dai laghi privati, nei quali la risorsa va esaurendosi: ci sono un paio di settimane di autonomia. Ato 6 Ombrone-Grosseto (Siena-Grosseto). Nove sistemi acquedottistici riforniti da autobotti. Le situazioni più critiche si presentano nel Senese.
[fonte iltirreno.it]
Lascia il primo commento! | | |