Mutamenti pericolosi del clima 'saranno inevitabili' nei prossimi 15 anni se le emissioni seguiranno la tendenza dei 15 anni precedenti. È l’allarme lanciato nel Rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008 ‘Resistere al cambiamento climatico’ del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) . Per questo, sottolinea l’Undp, i cambiamenti climatici 'impongono all'umanità' scelte sostanziali' e per evitare 'rischi catastrofici' si può 'solo' scegliere di 'intervenire con urgenza' ma la 'consapevolezza di questa urgenza al momento manca'. È prioritario 'un accordo internazionale vincolante per ridurre le emissioni nel lungo termine' anche con obiettivi rigorosi a breve e medio periodo. Per questo l' accordo del post-Kyoto, cioè dopo il 2012, 'potrebbe stabilire un nuovo corso' con limiti più rigorosi: riduzione di gas serra di almeno l'80% entro il 2050, con riduzioni del 20-30% entro il 2020 per i paesi ricchi; riduzione del 20% di emissioni entro il 2050 per i paesi in via di sviluppo. Obiettivo totale di emissioni è di 450 parti per milione con una soglia del rischio a 2 gradi su livelli preindustriali. Nucleare da solo non basta, incentivare rinnovabili. Secondo l’Undp non sarà solamente l’atomo la soluzione dell'emergenza clima, perché nell’ottica di un mix energetico, un grosso aiuto potrebbe arrivare da fonti rinnovabili come sole, vento e maree, maggiore efficienza energetica e cattura e stoccaggio delle emissioni di Co2 nelle centrali a carbone. È probabile che l'atomo 'continuerà a costituire una parte importante della fornitura complessiva' di energia del Pianeta, ma come soluzione a lungo termine dell'emergenza clima 'è improbabile che abbia un ruolo prominente e la sua quota di mercato potrebbe restringersi' spiega il Rapporto, secondo cui sul nucleare pesano 'questioni difficili per i decisori politici'. Da incentivare rimangono le fonti rinnovabili; l' obiettivo del 20% di energia verde per il 2020 fissata dalla Ue viene considerato 'un traguardo realizzabile'. L'efficienza energetica invece, potenzialmente offre il vantaggio di un 'doppio dividendo', cioè la riduzione delle emissioni e dei prezzi dell'energia. Nei trasporti ad esempio, aumentare l' efficienza di 8,5 km al litro ridurrebbe il consumo di 3,5 milioni di barili al giorno, con un risparmio di 400 milioni di tonnellate di Co2 all'anno, più delle emissioni dell'intera Thailandia. Non tramonta il carbone, principale fonte di energia elettrica per il Pianeta, che con il costo di petrolio e gas in salita, sarà 'in una posizione rilevante' per Cina, India e Usa. E secondo il rapporto, Usa e Ue hanno entrambi le potenzialità per avviare almeno 30 centrali sperimentali con la cattura e lo stoccaggio delle emissioni entro il 2015. Un miliardo di persone a rischio disastri. Sono quasi un miliardo le persone che già oggi che rischiano eventi catastrofici causati dall' emergenza clima. Ammontano a 344 milioni quelle esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 a siccità, 2,3 milioni a frane. L'approccio attuale all'emergenza clima sarà cruciale per il 40% più povero, cioè circa 2,6 miliardi di persone, che sarà destinato ad un futuro con opportunità sempre minori. È nei Paesi poveri infatti che si concentrano le catastrofi climatiche. Tra il 2000 e il 2004, circa 262 milioni di persone all'anno sono state colpite da un disastro, di cui oltre il 98% nei Paesi in via di sviluppo. Per dare un'idea delle proporzioni, nei Paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), le catastrofi climatiche hanno colpito un abitante su 1.500, mentre nei Paesi in via di sviluppo il dato è di 1 su 19. [fonte noipress.it]
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