«Sono traffici di portata internazionale» Il colonnello Giuseppe Giove del Corpo forestale ricostruisce la vicenda che ieri ha portato agli avvisi di garanzia per gli ex dirigenti Enea. Tra la pista somala e i ritrovamenti di Fosso Lavandaio, le dichiarazioni dei pentiti estendono le indagini Gli avvisi di garanzia inviati ieri dalla Procura antimafia di potenza a otto ex dirigenti Enea e a due personaggi legati alla ‘ndrangheta riaccendono i riflettori sulla lunga indagine relativa ai rifiuti tossici in Basilicata. Ne parliamo con il colonnello Giuseppe Giove del Corpo Forestale dello Stato, incaricato della bonifica dei territori interessati dalla vicenda. «Si sta rischiando di fare confusione su tutta questa storia - commenta l'ufficiale - Gli elementi in ballo sono moltissimi, ma c’è ancora tanto lavoro da fare per dirimere la questione».
Intanto sarebbe utile capire come è iniziata questa storia. L’inchiesta era stata aperta dall’ex procuratore di Matera Nicola Pace in merito a reati contestati nel territorio materano.
Era il 1990 e già al tempo era stata chiamata in causa l’Enea di Rotondella riguardo la gestione delle scorie nucleari. Ben presto l’indagine si era rivelata più complessa del previsto e il territorio coinvolto molto ampio. Per questo era stata trasferita da Matera a Potenza, dove a prenderla in carico era stato il procuratore Galante, cui era seguito Genovese. Infine era passata nelle mani di Basentini che ieri ha inoltrato gli avvisi di garanzia.
Poi gli investigatori scoprirono il coinvolgimento della ‘ndrangheta e vennero fuori possibili connessioni tra il giallo delle scorie e la vicenda delle navi a perdere. Gli sviluppi più importanti in questa inchiesta sono venuti dalle confessioni dei collaboratori di giustizia, i quali hanno messo in campo diversi elementi e hanno disegnato i contorni di un fenomeno di ampiezza inaudita, che sconfina oltre il territorio lucano e con molta probabilità anche fuori dall’Italia.
Una delle piste più battute è quella della Somalia: i rifiuti tossici potrebbero essere stati sotterrati in territorio africano? Il presidente della commissione ecomafie dello scorso governo, Paolo Russo, aveva attivato una serie di iniziative per avviare i contatti con le autorità somale e cercare di fare luce su queste a altre questioni. Nel frattempo si era creato un filone d’indagine che ipotizzava una legame tra lo smaltimento illegale dei rifiuti e l’omicidio in Somalia della giornalista Ilaria Alpi. Nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ci sono informazioni molto complesse e delicate di cui va valutata l’attendibilità.
Ma intanto in territorio lucano sono già stati ritrovati dei fusti di rifiuti tossici. È vero, ma non c’è nessun elemento che dimostri il legame tra quei fusti e le vicende dell’Enea, delle scorie radioattive e del plutonio. I fusti ritrovati in località Fosso Lavandaio, infatti, sono con ogni probabilità legati a un’altra inchiesta. Quel processo, ormai chiuso, riguardava l’occultamento in zona di rifiuti tossici dell’indsutria siderurgica provenienti dal nord Italia e da altri paesi europei. Una vicenda che non ha nulla a che fare con il nucleare. Tuttavia c’è da dire che in quell’occasione, rispetto alle quantità di rifiuti indicate negli atti del processo, i ritrovamenti avevano portato alla luce solo parte dei carichi. Non mi stupirei, quindi, che quei sette fusti del Lavandaio fossero parte di quei carichi ancora non rintracciati.
Eppure non ci sono ancora notizie ufficiali sul contenuto di quei fusti. Pur avendo trovato i fusti 4 anni fa, non si è ancora in possesso di informazioni precise sul loro contenuto. Questo per via del fatto che le operazioni di bonifica sono tuttora in corso. Noi, come Corpo Forestale dello Stato, siamo stati incaricati di portare avanti la bonifica in collaborazione con il Noe.
Finora è stato trovato qualcosa? No, finora niente che sia riconducibile alle vicende dell’Enea. Seguendo le indicazioni dei pentiti sono state fatte molte ricerche, con le tecnologie più avanzate, ma nessun fusto è stato rinvenuto. Abbiamo anche proceduto alle misurazioni di radioattività e sembra che la zona non sia radioattiva. di MAURITA CARDONE [fonte lanuovaecologia.it]
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