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Sabato 06 Settembre 2008
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Fedele Confalonieri/2

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domenica 03 febbraio 2008

Una simpatica canaglia, Fedele Confalonieri. Impermeabile al dubbio, sgusciante come un’anguilla, incapace di sorprendere. Quest’oggi alle 15,30 mi ha ricevuto per poco più di quaranta minuti nel suo ufficio al quarto piano del palazzo Mediaset in via Paleocapa 3. Mi ha fatto salire da solo, per un colloquio a tu per tu. Gli amici che mi scortavano sono stati bloccati alla guardiola. Ovviamente il grande editore televisivo non ha voluto farsi riprendere dalla videocamera. Voleva guardarmi negli occhi, capire meglio chi fosse quell’urlatore di strada. Così mi ha detto. Dopo avermi domandato due o tre volte se avessi con me un registratore, ha iniziato a farmi lui una domanda: perché ce l’ha tanto con noi? Ho cercato di fargli capire che non c’è nulla di personale né di ideologico. Ho accennato ai disastri recati alla cultura dal ventennio televisivo, alle troppe vergogne del partito azienda, al disagio civile di vivere in un Paese condizionato da una centrale di potere di quel tipo. Lui ha preso la parola con l’aria di volermi liberare dai pregiudizi. In comune con l’amico Silvio (”ci frequentiamo da quando avevamo quindici anni, nessuno lo conosce come me; mi ha appena chiamato, sa sta morendo la mamma”) ha questa pretesa di intortare l’interlocutore con lo sproloquio da fiera campestre. Mi è toccato interromperlo spesso per rivolgergli domande e sottoporgli obiezioni. Non è facile con gli imbonitori da fiera. Le ha liquidate una a una attingendo all’armamentario retorico che ormai conosciamo. Aveva in mano due articoli stampati dal blog con un paio di frasi sottolineate con l’evidenziatore. S’è incuriosito dell’attività di blogger: “Ma dove ha sede il blog e come fa a guadagnarci?”. Ha tenuto a precisare che lui è un pianista di classica, non da crociera. Senza mai arrossire, ogni tanto ridacchiando, con l’ausilio di qualche espressione da osteria, ha negato ogni evidenza. M’è sembrato divertito quando gli ho confermato che sì sono “quello che ha dato del buffone a Berlusconi”. Un po’ meno quando ho aggiunto che, a differenza di lorsignori, per quella parola sono uscito assolto con formula piena dopo quattro anni di processi. Sul pianerottolo, prima di dargli l’arrivederci in strada, ho ceduto alla tentazione di chiedergli un favore personale: pensionare Fede a Montecarlo. Offrendomi come sostituto giusto il tempo che le frequenze di Rete 4 siano trasferite a Europa 7: praticamente un incarico a vita. Non ha accettato. Ripropongo qui a memoria alcune sue dichiarazioni, risistemate in italiano. Sorvolo sulle mie obiezioni: i frequentatori del blog le conoscono già. (Alla fine con gli amici che mi accompagnavano siamo andati a berci una birra al bar Chicco d’oro di piazzale Cadorna ed Elia è andato a vomitare in bagno).

Mangano era solo un fattore e nessuno di noi lo conosceva come mafioso. Quando ci fu un tentativo di sequestro, via. Fu cacciato, punto e basta.
La procura di Palermo voleva incastrare Berlusconi dicendo che era coinvolto nelle stragi di mafia, così s’inquadra anche la condanna a Dell’Utri.
La magistratura vedeva Berlusconi come un usurpatore fin dal 1994, per questo ha cercato in tutti i modi di colpirlo.
La corruzione di Tangentopoli? Ma quale “corruzione sistemica”? C’era un problema di finanziamento irregolare ai partiti. Noi siamo stati colpiti più di tutti. Sapevamo che sarebbe finita tutto in niente.
Ero contrario alla discesa in campo perché prevedevo l’accanimento giudiziario.
Ma lo sa lei che ho dovuto perfino sottopormi a sette ore di interrogatorio a Palermo perché volevano sapere se conoscessi (il mafioso) Cinà!
Si insinua che i soldi all’inizio glieli abbia dati la mafia. Ma Berlusconi a metà anni Settanta aveva già utili per 34 miliardi. S’è fatto da solo perché è bravo.
Non abbiamo mai avuto conti neri all’estero.
Il maxi-conto segreto All Iberian non esiste, visto che non ci sono condanne in merito.
Non esistendo l’All Iberian è falsa anche la storia della tangente a Craxi di 23 miliardi di lire.
La vicenda Mondadori? Ci sarà una causa civile con De Benedetti per i danni: vedremo come finirà.
Come dice, la causa penale è finita? Ma la sentenza di condanna a Previti non è credibile.
La corte europea ieri ha emesso un verdetto che non tocca Mediaset, non cambierà nulla.
Europa 7 nel 1999 non aveva alcun titolo a vincere la gara per le frequenze.
La responsabilità della vicenda comunque è del governo D’Alema.
La corte costituzionale ha solo limitato al 20 per cento il limite antitrust.
Il decreto “Salva-retequattro” del dicembre 2003 non fu una legge su misura per Mediaset.
Di Stefano è uno che non la conta giusta, dietro di lui non si sa chi c’è.
E perché la sinistra, malgrado la “maggioranza schiacciante” che ha avuto in questi due anni, non ha fatto nulla, nemmeno sul conflitto di interessi?
Ma Mastella ha solo tre o quattro senatori!
Non me ne vanto, ma io godo di un certo prestigio tra i politici, anche a sinistra: perché secondo lei?
Marcello Dell’Utri ha l’unica colpa di essere siciliano e di essersi interessato di calcio con alcuni personaggi che non conosceva bene.
Io (Fedele) e Silvio siamo estranei a ogni frequentazione mafiosa visto che abbiamo messo piede per la prima volta in Sicilia a cinquant’anni per un funerale.
Quel che Paolo Borsellino disse di Mangano nella sua ultima intervista non lo so.
La tv non serve a vincere le elezioni, è ininfluente sull’opinione pubblica.
Posso ammettere che la tv commerciale abbia influito sul gusto, sul linguaggio della gente. Ma la scuola dov’è finita? Ai miei tempi i maestri insegnavano sul serio.
La gente non è scema, l’opinione pubblica non si fa condizionare, non è fatta da undicenni mentali (come dice Silvio)
Mediaset non ha colore politico, visto che parla a tutti e i suoi giornalisti sono professionisti indipendenti.
La tv commerciale non ha assolutamente “trasformato le persone in audience e le audience in voti”, come dice lei: chi lo sostiene è in malafede e fa propaganda.
La ricchezza dell’amico Silvio non ha influito sulla vita politica, e comunque si sa che in tutto il mondo la politica ha i suoi costi.
L’attuale assetto televisivo deriva dal fatto che i comunisti hanno voluto prendersi Rai 3. E avere tre reti per noi era necessario per competere con il colosso Rai.
Non è strano né ridicolo, come dice lei, che per effetto della legge Frattini il presidente di Mediaset è incompatibile con cariche elettive, mentre il padrone può fare il presidente del consiglio, visto che dell’azienda Berlusconi controlla al massimo il trenta per cento.
La linea editoriale di Mediaset la decido io, Fedele Confalonieri, senza alcuna finalità politica (”Ma io secondo lei non conto un cazzo?”).
I cinque anni del governo Berlusconi non hanno influito sui ricavi Mediaset.
La legge sul falso in bilancio (che ha depenalizzato il reato di cui era imputato Berlusconi) è giusta, moderna e per nulla finalizzata a specifici interessi, visto che nella redazione di un bilancio si può commettere qualche errore marginale e l’importante è non far danno ai piccoli azionisti.
Non ci sono state leggi su misura, Berlusconi è stato solo costretto a difendersi da un pazzesco accanimento giudiziario.
Utilizzare il potere politico per difendersi dai processi (ingiusti) non significa dare il cattivo esempio ai cittadini.
Io, Fedele Confalonieri, sono sempre stato prosciolto perché innocente.
Non è vero che qualche volta me la sono cavata con la prescrizione.
E comunque la prescrizione è colpa dei magistrati.
La legge Cirielli che l’ha dimezzata è giusta, altrimenti si resta in ostaggio delle inchieste per anni.
Mani Pulite ha ucciso un sacco di persone.
Non è vero che la giustizia è stata messa in ginocchio. I magistrati sono ancora potentissimi: possono intercettare chiunque.
Non c’è stato in questi anni alcun sabotaggio processuale da parte degli avvocati-deputati.
Mediaset non deve nulla a Craxi, ma è frutto di un successo imprenditoriale in un sistema di libera concorrenza.
Craxi aveva bisogno di contrastare De Mita e per questo motivo tutto politico appoggiò il progetto della Fininvest. Non ci fu alcun interesse economico.
I tre pretori che negli anni Ottanta oscurarono Canale 5 erano, guarda caso, tutti di Avellino, come De Mita.
Il gruppo Berlusconi non ha mai pagato tangenti a nessuno. (Essendomi permesso di eccepire alcuni fatti, a questo punto Confalonieri si è alzato e ha detto con tono alterato: “se lei dice queste cose la conversazione si chiude qui!”, ma dopo un po’ s’è riseduto).
Le critiche della stampa internazionale sono frutto del pregiudizio e dell’antipatia verso l’Italia. L’Economist considera il nostro Paese una colonia e per questo critica Berlusconi.
Lo stesso ha fatto l’editore Bloomberg, che una volta ha montato tutta una storia sul fatto che l’amico Silvio dicesse balle perfino sulle sue giovanili esperienze di cantante.
Il partito azienda non esiste.
Gente come Travaglio e Gomez si son fatti i soldi scrivendo contro di noi.
Berlusconi non ha incattivito e lacerato l’Italia, ha solo risposto all’odio che lo circonda.
Le offese, da alti pulpiti istituzionali, a tutti coloro che non la pensano come lui? Ma sono cose che si dicono! E quante ne hanno dette contro di noi!

[fonte pieroricca.org]




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