Il numero due dei ribelli ugandesi potrebbe essere stato ucciso dai suoi stessi compagni Che fine ha fatto Vincent Otti? Il numero due dei ribelli ugandesi del Lord's Resistance Army, uno degli artefici delle trattative di pace con il governo, da alcune settimane è sparito nel nulla. Tanto che, ieri, gli organi di stampa ugandesi lo davano per morto, giustiziato dai suoi stessi compagni per ordine del leader storico del gruppo, Joseph Kony. Una versione smentita dal portavoce del gruppo, Martin Ojul, ma sposata sia dall'esercito ugandese che dagli analisti locali. Visto il peso che Otti ha (o aveva?) nei colloqui di pace, la sua possibile morte potrebbe avere pesanti conseguenze sulle trattative. Morte. La notizia dell'uccisione di Otti è apparsa martedì, dopo che i mediatori di pace sudanesi del Sudan People's Liberation Momevent avevano denunciato la “scomparsa” del loro principale contatto nel Lra. Una notizia confermata dall'esercito ugandese, il quale avrebbe intercettato alcune telefonate fatte dal cellulare satellitare di Kony, in cui si parlerebbe proprio della morte di Otti. Stando al quotidiano Monitor, Otti sarebbe stato arrestato lo scorso 1 ottobre e giustiziato circa una settimana dopo, assieme alle due mogli e ad alcuni comandanti a lui fedeli, presso il parco nazionale di Garamba, nella vicina Repubblica Democratica del Congo, attuale “sede” dei ribelli. Secondo un rapporto dell'intelligence ugandese, riportato dal giornale New Vision, la sua morte sarebbe stata tenuta segreta da Kony per non provocare una ribellione dei suoi fedelissimi. La leadership del gruppo ha smentito la notizia per bocca del portavoce Martin Ojul, secondo cui Otti sarebbe malato di colera e si starebbe lentamente riprendendo. Una versione che non convince, anche perché Kony ha già provveduto a sostituire Otti, nominando suo nuovo vice il comandante Okot Odhiambo, un altro dei quattro principali leader del gruppo inseguiti da un mandato di cattura internazionale per crimini contro l'umanità. Screzi. Stando a quanto denunciato da tempo da molti analisti locali, negli ultimi mesi le divergenze tra Kony e Otti sarebbero arrivate al punto di rottura, soprattutto per la gestione dei colloqui di pace, sponsorizzati dal secondo ma invisi al primo. Tanto che, secondo quanto riferito a PeaceReporter dall'ex-portavoce del Lra, Obonyo Olweny, il governo ugandese avrebbe incontrato segretamente questa estate a Mombasa, in Kenya, una delegazione del Lra guidata proprio da Otti, per tentare di indebolire il fronte dei ribelli spezzandolo. “Ultimamente, Kony aveva anche scoperto che molti comandanti era più fedeli a Otti che a lui”, riferisce a PeaceReporter Frank Nyakairu, analista ugandese che da tempo segue il conflitto, “per questo sono convinto che Otti sia stato veramente ucciso”. Entrato nella ribellione negli anni '80, Otti è sempre apparso come la figura più “rispettabile” tra i ribelli, anche nei momenti più bui del conflitto, in cui le parti non avevano alcun contatto.
Trattative. Per ora, la nuova delegazione del Lra guidata da Ojul sembra cavarsela bene, visto il prolungamento della tregua fino al 2008 raggiunto pochi giorni fa a Kampala. Attualmente, Ojul è in visita nel nord dell'Uganda, dove ha incontrato alcuni leader locali e chiesto perdono per le atrocità commesse in 20 anni di guerra, che hanno provocato più di 100.000 morti. Un gesto simbolico molto forte, apprezzato dalla popolazione Acholi, principale vittima della guerra. Ma, sul lungo periodo e per la difficoltà e la complessità delle trattative, l'assenza di Otti, data anche la fiducia che in lui riponevano sia i mediatori che il governo ugandese, potrebbe rivelarsi un handicap pesante. Anche perché, se la sua morte fosse confermata, significherebbe che a vincere sono stati i “falchi”. di Matteo Fagotto
[fonte peacereporter.net]
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