IL CAPITANO ULTIMO SCENDE IN CAMPO CONTRO L’ECOMAFIA DEI RIFIUTI
L’INIZIO Il 4 febbraio del 1991 era un pomeriggio piovoso, quando al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli si presentò MarioTamburrino. L’uomo lamentò al medico di turno un certo bruciore agli occhi, inoltre da un po’ di giorni la vista gli si era affievolita, e quel pomeriggio era diventato completamente cieco. Per lui che guidava camion era una vera tragedia. Gli oculisti del Cardarelli compresero subito che la patologia di Tamburrino era stata causata di un prolungato contatto con sostanze nocive. Chiesero all’autista se recentemente avesse avuto a che fare con sostanze tossiche e dopo qualche riluttanza Mario Tamburrino confessò di aver trasportato con il suo camion, qualche giorno prima, 571 fusti prelevati da un’azienda specializzata nello smaltimento di rifiuti tossici della provincia di Cuneo. Tamburrino doveva sotterrare quei bidoni in una discarica abusiva tra Qualiano e Villaricca, in località Torretta Scalzapecora. Ma al momento di scaricare i fusti dal cassone, uno si ruppe facendo fuoriuscire esalazioni che colpirono in pieno il suo volto. Il caso di Mario Tamburrino fu il primo caso di pusher contaminato da sostanze chimiche. Nel triangolo Giugliano, Villaricca e Qualiano, qualche tempo prima era stato siglato un accordo tra la camorra, i politici e gli imprenditori per la gestione e il controllo del traffico e dello smaltimento dei rifiuti. Per la prima volta le forze dell’ordine si trovarono a dover fronteggiare un traffico di rifiuti gestito dalla camorra. Per la prima volta le autorità compresero che la camorra aveva scoperto che la “mondezza era oro”
LA MAPPA DEI RIFIUTI ILLECITI Tra Giugliano, Villaricca e Qualiano, nello storico “triangolo della mondezza”, a pochi chilometri da Napoli, il “piano regolatore” della camorra aveva assegnato il territorio dove seppellire illecitamente i rifiuti. La zona fu suddivisa tra la camorra casertana, del clan dei Casalesi, e quella napoletana del clan dei Mallardo. Se vi trovate a passare da quelle parti, vedrete le ronde delle due cosche girare in motorino o su Mercedes di grande cilindrata. E’ un territorio squassato da una guerra violenta e a seconda dei casi è necessario essere molto agili oppure molto veloci. Qualche settimana fa qui è stato trucidato Nicola Pianese. Era conosciuto come “o mussut”, ed era un boss di Qualiano, legato ai Mallardo. Questa un tempo era una terra ricca, i contadini coltivavano primizie e persino frutta esotica. Oggi questo territorio si è trasformato in un gigantesco deposito di spazzatura. Qui ogni giorno si bruciano tonnellate di rifiuti di ogni tipo. Il tutto sotto la regia della camorra. E i danni non si contano. Il giro d’affari nel compartimento agricolo in quest’area è in picchiata. La vendita dei prodotti ortofrutticoli dell’area nord è calata negli ultimi cinque anni del 25%. E’ stato un tracrollo per kiwi, mele, fragole e pesche. Un disastro economico per i 190 piccoli coltivatori della zona. L’altro triangolo della morte è delimitato tra Nola, Acerra e Marigliano. Qui la camorra controlla 5 mila discariche illegali, dove i rifiuti vengono bruciati a cielo aperto. Tutto questo territorio è inquinato nell’aria, nell’acqua e nella terra. L’indice di mortalità per tumore al fegato è del 36 per cento ogni 100 mila abitanti, contro una media nazionale del 14%. Naturalmente non muoiono solo gli uomini. Il gregge di Mario Cannavacciuolo, un pastore che abbiamo incontrato, si è ridotto in tre anni da 3000 capi a sole 180 pecore. Con gli anni, i criminali hanno cambiato tipologia di smaltimento: dalle discariche ai roghi di copertoni, usati spesso come base comburente per bruciare anche altre sostanze tossiche. I piccoli rom, che vivono nei campi nomadi della zona, sono utilizzati per appiccare i fuoco e per una sorta di vigilanza passiva per garantire ai camion il percorso libero da eventuali improbabili controlli. I clan gli danno 50 euro a cumulo bruciato. Dal colore del fumo si capisce cosa sta bruciando: fumo nero significa copertoni, color grigio fitto è la plastica delle serre, ma quando il fumo ha colorazioni diverse, nuovi rifiuti stanno arrivando nella zona. Nella provincia di Caserta si concentrano le maggiori discariche illegali del paese. In un documento della protezione civile si legge qualcosa che suona così: le discariche autorizzate e non, si concentrano in aree del paese che hanno un forte tasso di disoccupazione, e che culturalmente, socialmente ed economicamente sono fortemente degradate. Incontriamo Nunzia Lombardi, presidente del Comitato per la Tutela del Diritto alla Salute di Marigliano (NA). Le chiediamo di raccontarci gli ultimi dieci anni di questo territorio. «La Regione Campania negli ultimi 10 anni (da quando ha avuto inizio il Commissariato ai Rifiuti), non ha voluto risolvere la questione con controlli adeguati e con piani idonei e risolutivi. La politica ha rinunciato al suo mandato: pianificare le attività e gli interventi per un adeguato sviluppo del territorio tenendo conto della vocazione del territorio stesso. Andando poi a guardare i documenti ufficiali della Regione si vede che i siti per il compostaggio di Cdr (Combustibili Derivati dai Rifiuti) sono concentrati nella zona che va da Baiano a Villa Literno, mentre gli inceneritori si trovano ad Acerra e Santa Maria la Fossa. Quello di Acerra sarà operativo alla fine dell’autunno a otto anni dal conferimento dell’incarico, mentre quello di Santa Maria la Fossa, a 15 km di distanza dall'altro, seppure in province diverse, non è nemmeno cominciato e attende la firma del ministro Pecorario Scanio. Io penso quindi che ci sia un disegno preciso di addensare in questa area gli impianti ad impatto più alto, sperando che la popolazione tolleri tutto questo in cambio di qualche posto di lavoro. Non so con precisione perché la Campania sia il centro di tutto ciò, forse semplicemente da noi le cose sono più visibili; sappiamo però che molti dei rifiuti che arrivano da noi provengono dal nord Italia. Siamo solo l'anello finale, quello più votato al sacrificio. C'è da dire però che da sempre i napoletani hanno la convinzione che le cose pubbliche non siano di nessuno e questo è dovuto al distacco dalla politica che si registra nella popolazione, a causa delle troppe delusioni.»
RIFIUTI: L’AFFARE DEL SECOLO La provincia di Caserta è il regno del clan dei Casalesi,che grazie al capillare controllo del territorio non hanno difficoltà a trovare luoghi dove scavare buche in cui nascondere i rifiuti o addirittura sversarli a cielo aperto. In poco meno di due anni,dal giugno ‘94 al marzo ‘96, i Casalesi hanno movimentato centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti dal Piemonte e dalla Lombardia. Le industrie produttrici di rifiuti sono legate alla lavorazione dei metalli pesanti. Devono farsi carico di costi elevati per lo smaltimento del materiale di scarto prodotto all’interno del processo produttivo: polveri di macinazione delle schiumature di alluminio e polveri di abbattimento dei fumi, che sarebbe svantaggioso riciclare o reinserire nella lavorazione rispetto all’esigua quantità di alluminio che se ne ricava in cambio. Inoltre sono poche le discariche attrezzate e autorizzate allo smaltimento di questa tipologia di rifiuti. L’organizzazione criminale si inserisce perfettamente a tamponare i deficit di sistema e offre un efficiente servizio di smaltimento, ovviamente illegale, che permette alle aziende di abbattere i costi. I rifiuti vengono acquistati attraverso una rete di intermediari che contattano direttamente le imprese produttrici offrendo prezzi estremamente vantaggiosi. Attraverso la falsificazione dei documenti (la cosiddetta truffa “giro bolla”), i rifiuti arrivavano come “residui riutilizzabili ”in centri di stoccaggio in Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo per essere poi dirottati in aziende e discariche abusive soprattutto della provincia di Caserta, Benevento e Salerno.
LA LOTTERIA DEL COMMISSARIAMENTO La Regione Campania per fronteggiare l’emergenza rifiuti da 12 anni è stata soggetta al Commissariato straordinario di governo per i rifiuti. Commissariato che però non è riuscito fino ad oggi ad arginare i fenomeni di scarico illegale dei rifiuti pericolosi. Diretto prima da Antonio Bassolino e poi dal commissario governativo il prefetto Corrado Catenacci, la magistratura ha ora messo sotto inchiesta il vorticoso giro di lucrose consulenze, progettazioni, commissioni di gara, collaudi, ricerche, affidate a dipartimenti universitari, ad aziende pubbliche e private, a studi professionali privati di docenti universitari e ingegneri, ai dipendenti dello stesso Commissariato, per un totale di un milione e mezzo d'euro. Nella lista figurano consulenti super pagati come Enrico Soprano, avvocato e consulente della Regione, che appare sia come singolo professionista sia come studio associato. Il professore D'Elia che fu la mente, con Rastrelli, del piano originario. I rettori di Salerno e Benevento, gli ex presidi di ingegneria della Federico II, il professore Togni, numerosi ingegneri, esponenti della lobby bassoliniana Diametro e si parla anche del coinvolgimento del presidente della provincia Dino Di Palma (allora consulente al suolo e sottosuolo nonché assessore comunale di Napoli). Si pensi che un consulente bergamasco avrebbe intascato in una sola volta 73mila euro, che l'azienda mista Pan ha avuto ben 3milioni e 100mila euro per un servizio di informazione ambientale. Altri fondi sono andati al progetto Sirenetta per il monitoraggio del territorio, che ha coinvolto grosse aziende come la Ericsson. In questa danza di miliardi sembra sia immischiato anche il genero di Clemente Mastella, Pasquale Giuditta, anche lui nell'Udeur. Ci sono poi le cosiddette spese "fisse" del Commissario all'emergenza rifiuti e della sua equipe: in sette anni per pagare le sedi presso la Regione e presso via dei Mille sarebbero stati pagati 857mila euro e rotti; per i subcommissari e collaboratori 900mila euro; per non parlare dei rimborsi spese gonfiati per i viaggi di responsabili e personale del commissariato. Nuove indagini riguardano le società miste nate per il problema ambientale: Recam, Pan, Smartway che in realtà sono enti clientelari e fantasma. Il capitolo più grosso e scandaloso riguarda le spese per le opere in corso per le quali fino ad ora sono stati spesi 1.500 miliardi delle vecchie lire, in gran parte finiti nelle tasche dei padroni della multinazionale Impregilo a cui è stato affidato, niente di meno che, l'intero sistema di smaltimento rifiuti della Campania. Per le "isole ecologiche" sarebbero stati spesi 35 milioni d'euro; 139 per attrezzature e mezzi per la raccolta rifiuti; 160 per i compostaggi, stoccaggi e trito-vagliatura; 170 sarebbero andati alle società miste impegnate nella raccolta differenziata, per il trasporto di rifiuti all'estero, soprattutto in Germania, tutti soldi mai rientrati. È sotto gli occhi e il naso (e nei polmoni) di tutti che il piano predisposto con questa enorme massa di denaro pubblico è stato semplicemente disastroso: migliaia di tonnellate di spazzatura indifferenziata scaricata nei Cdr, all'estero in Germania o Austria, nelle discariche, o portata fuori regione, pagandola dai 10 ai 45 centesimi al chilo. Il costo dei viaggi dell'immondizia non è mai stato calcolato. Quel che è certo è che si è trattato di un giro d'affari che cresceva, e cresce, sempre più con il crescere dell'emergenza; sembra ad esempio che per il fitto dei suoli e delle cave sia stata pagata la camorra, con la creazione di una "cupola" che ha fatto affari d'oro sul territorio campano, da Nola a Boscotrecase, San Giuseppe Vesuviano a San Vitaliano, da Cicciano a Giugliano, da Sant'Antonio Abate a Melito fino ad Acerra; a fronte dei miseri indennizzi ai contadini espropriati delle loro fertili terre per scaricarci rifiuti. A Capaccio nell'area scelta per lo stoccaggio delle ecoballe ci sono imprenditori locali indicati dagli inquirenti come collusi con esponenti della Nuova Camorra Organizzata. Altri casi di collusione si registrano a Giugliano dove i casi accertati sono due: un terreno in località SetteCainati era di una persona che aveva una fedina penale lunghissima e una condanna per associazione camorristica, lo stesso è accaduto al proprietario di una cava sempre a Giugliano, il quale è stato interrogato dalla Dia. I signori del palazzo ci dicono che «per uscire dall'emergenza rifiuti occorrono altri 400 milioni e anni di sacrifici e di duro lavoro», che «bisogna trovare altri fondi per gli inceneritori di Acerra e Santa Maria la Fossa» e quindi urge «il nuovo piano Bertolaso» per evitare una nuova crisi rifiuti, inevitabile dato che per far smaltire tutte le ecoballe accantonate ci vorranno decenni. Insomma, al dodicesimo anno di commissariato straordinario di governo per l'emergenza rifiuti, Napoli e la Campania non trovano ancora una via d'uscita. Il Piano Regionale per l'uscita dallo stato d'emergenza, varato oltre dieci anni fa dall'allora presidente della giunta regionale Rastrelli, è fallito miseramente. Il fallimento è avvenuto già negli anni scorsi, per una serie di motivi che vanno da inadempienze di Fibe, il soggetto privato che si era aggiudicato il servizio di trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani di tutta la regione, fino ad una cattiva gestione politica ed istituzionale della situazione. Sono stati realizzati sette impianti di selezione dei rifiuti e produzione di Cdr (combustibile derivato dai rifiuti), funzionanti a singhiozzo, che sono soggetti a lavorare sempre al massimo delle loro possibilità; pertanto spesso sono costretti a fermarsi, per manutenzione o per l'intervento della magistratura di fronte alla continua gestione irregolare che si fa di essi.
SITUAZIONE ESPLOSIVA Intanto l’emergenza Napoli è su valori esplosivi. La periferia è asfissiata dai miasmi, ma anche il centro cittadino è in allarme. Al quartiere Stella, poco lontano dalla casa natale di Totò, c'è piazza Miracoli, invasa non solo dai rifiuti ma anche dai ratti, che scorrazzano tranquillamente anche in pieno giorno. Ridiscendendo lungo via Duomo, in direzione del mare, si giunge a piazza Mercato, dove intere vie di accesso alla piazza sono ostruite da quintali di cartoni, imballaggi, scatolame. Stessa scena nei dintorni di Porta Capuana. L'emergenza rifiuti non risparmia nemmeno le zone collinari, i quartieri più ricchi della città: anche Posillipo è deturpata dai rifiuti, mentre al Vomero si boccheggia a causa dei cattivi odori. Qui la situazione è particolarmente a rischio soprattutto nella zona dei mercati rionali, dove i cumuli di rifiuti vanno ad invadere gli spazi tra i vari banchi di generi alimentari. Su tutto questo aleggia la lunga mano della camorra e per fronteggiare questa cancrena è sceso in campo il mitico Capitano Ultimo, il Tenente Colonnello dei Carabinieri che riuscì ad assicurare alla giustizia il capo di Cosa Nostra Riina. Ultimo è veramente l’”ultima” carta giocata dalle nostre autorità per tentare di frenare il dilagare di questi padroni occulti, che però tanto occulti non sono. La squadra del Noe del Capitano Ultimo è in grado di identificare e annientare i clan che conducono la faida dei rifiuti. Ora finalmente hanno avuto il nulla osta dai nostri politici. Siamo certi che i risultati non tarderanno ad arrivare.
Vito Bruschini (Gpi)
[fonte globalpress.it]
Lascia il primo commento! | | |