In Italia nel 2006 le nuove infezioni da Hiv sono state 3500-4000, pari ad un caso ogni due ore. La principale fonte di contagio - secondo quanto emerso dai lavori del congresso - sono i rapporti sessuali. Cresce l’esercito di coloro che sono sieropositivi e non lo sanno. Sono tutti coloro che, pur avendo avuto rapporti sessuali a rischio, non fanno il test e scoprono di essere malati solo quando compaiono i primi sintomi di Aids in forma conclamata. E questo avviene dopo sei-sette anni dal contagio. In Italia nei primi 11 mesi di quest’anno (gennaio-novembre) sono stati notificati 1216 nuovi casi di Aids, dei quali 758 si riferiscono a diagnosi effettuate nel 2006 (primi 11 mesi). I morti per Aids in questo periodo sono stati 160. La regione che, nel periodo dicembre 2005- novembre 2006 ha fatto registrare più casi di Aids notificati è stata la Lombardia (289), seguita dal Lazio (138) e dall’Emilia Romagna (121). Seguono: Sicilia (94), Toscana (81), Piemonte (66), Liguria (58), Veneto (51), Campania (50), Puglia (47), Sardegna (35), Marche (26), Umbria (19), Abruzzo e Calabria (16), Friuli Venezia Giulia (8), Provincia Autonoma di Bolzano (6), Provincia Autonoma di Trento (6), Molise (5), Basilicata (3) e Valle d’Aosta (2). “Una doccia fredda - sostiene il presidente nazionale dell’Anlaids, Fernando Aiuti - sui troppo facili entusiasmi che davano come sotto controllo le infezioni da Hiv nel nostro Paese. L’abbassamento della guardia ha avuto drammatiche conseguenze: il numero dei sieropositivi non è calato, anzi ogni anno i nuovi contagi sono tra 3500 e 4000; dopo un calo che aveva lasciato ben sperare c’é una ripresa delle infezioni fra gli omosessuali, in parallelo con la crescita della prostituzione. E sempre più extracomunitari risultano positivi ai test. C’é un altro elemento che preoccupa: la diffusione dell’infezione fra gli “insospettabili” e cioè coloro che non appartengono a categorie a rischio ma contraggono il virus solo perché occasionalmente hanno avuto rapporti non protetti, magari in un viaggio all’estero. Non sospettano minimamente di essersi infettati e scoprono solo dopo sei-sette anni, con i primi sintomi, di essere malati”. “Davanti a questo quadro - conclude - c’é un elemento positivo e cioè che l’Aids, per merito dei farmaci, si sta trasformando in una malattia cronica. A proposito di farmaci, sempre più pazienti si rivelano resistenti alle terapie. È un grande problema per la ricerca. Un contributo alla soluzione lo ha dato uno studio di un mio gruppo all’Università “La Sapienza” di Roma”.
HIV/AIDS: I DATI MONDIALI
Su base mondiale, si stima che al 2006 le persone che vivono con l’HIV/AIDS siano 39.5 milioni. Nel 2006 sono stati registrati un totale di 4.3 milioni di nuovi casi, mentre i decessi attribuibili a malattie collegate all’AIDS sono circa 2.9 milioni. Di questi nuovi casi, 2.8 milioni (65 %) sono stati registrati nell’Africa Sub-Sahariana, Si è inoltre osservato un importante aumento dei casi riportati nell’Europa Orientale e nelle repubbliche centro-asiatiche, dove il tasso di infezione è salito del 50 % rispetto ai dati del 2004.
Circa 11,000 nuove infezioni al giorno nel 2006 95% nei paesi poveri 1,500 in bambini < 15 anni 10,000 negli adulti > 15 anni (50& giovani donne,40% giovani 15-24 anni).
Su scala globale, possiamo anche osservare che gli adulti rappresentano il gruppo di popolazione maggiormente affetto, mentre i bambini costituiscono circa il 6 % del totale. Più donne adulte che in passato vivono con l’HIV. I 17.7 milioni del 2006 sono un incremento di oltre 1 milione rispetto al 2004. I bambini rappresentano il 12 % delle nuove infezioni e il 13 % delle morti (dunque sono più vulnerabili alla fatalità). 15 milioni di bambini sono rimasti orfani di uno o entrambi i genitori nel 2006.
Accesso ai trattamenti e alle cure
L’accesso ai trattamenti e alle cure è cresciuto fortemente: Dal 2002 sono stati raggiunti 2 milioni di persone in più. Oltre 1.6 milioni di persone con l’HIV hanno ricevuto trattamenti in paesi a basso e medio reddito entro giugno 2006: 4 volte di più del dicembre 03. In tutto l’incremento è salito dal 7% al 24%. Limitandoci al costo dei trattamenti con farmaci antiretrovirali, si stima che il costo per persona all’anno sia nell’ordine di 300 –1,200 USD anno nei paesi a reddito basso. Nei Paesi ad alto reddito, il costo del trattamento è molto più elevato, ed è stimato fra 10,000 USD/persona/anno nell’Unione Europea (stime del 2000) fino ai circa 20,000 $ all’anno per persona negli Stati Uniti per farmaci di ultima generazione come il T20. Negli UK il costo complessivo del trattamento di un paziente all’anno è stato stimato nel 2002-2003 nell’ordine di 15,000 sterline, circa 22.500 Euro. Dal momento che i pazienti possono aver necessità del trattamento anche per decenni, è facilmente intuibile come il costo complessivo del trattamento di ciascun paziente possa raggiungere l’ordine delle centinaia di migliaia di euro nei paesi più ricche e delle decine di migliaia di euro nei paesi a reddito basso: costi che sono praticamente non sostenibili dagli individui e che certamente rappresentano una sfida anche per i sistemi sanitari e sociali più robusti.