Scende del 6,2% il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza
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mercoledì 11 ottobre 2006
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Il Ministro della Salute Livia Turco ha presentato al Parlamento la relazione sull’attuazione della Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza (Legge n. 194 del 1978) che presenta i dati preliminari per l’anno 2005 e i dati definitivi per l’anno 2004. L’analisi dei dati relativi al 2005 ha evidenziato un decremento del 6.2% delle interruzioni volontarie di gravidanza (129588 casi) rispetto al 2004 (138123 casi) e un decremento del 44.8% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG (234801 casi). E’ emerso, inoltre, che nel corso degli anni è andato crescendo il numero degli interventi effettuati da donne con cittadinanza estera che nel 2004 hanno rappresentato il 27.2% del totale delle IVG, mentre nel 1998 tale percentuale era del 10.1%.
La riduzione osservata nel ricorso all’IVG conferma che l’aborto non è una scelta di elezione ma un’ultima ratio. Tale riduzione è risultata essere più rapida nelle donne istruite, nelle occupate e nelle coniugate, a dimostrare l’aumentata capacità e consapevolezza delle donne e delle coppie nell’adozione di metodi per la procreazione responsabile. Fondamentale a questo scopo l’attività di informazione e di ascolto svolta dai consultori familiari che, come previsto dal Progetto obiettivo materno infantile, saranno potenziati. Queste strutture rappresentano, infatti, gli unici servizi che, per la ricchezza di competenze multidisciplinari, mediche e psico-sociali, sono in grado di svolgere attività di promozione della salute mediante lo schema concettuale dell’offerta attiva.
Il problema costituito dal ricorso all’IVG ha sollecitato diversi approcci i cui esiti, come si evidenzia nella Relazione, permettono di concludere che quello costituito dalla legalizzazione produce il risultato più auspicabile di riduzione del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, in Italia come altrove e che alla legalizzazione segue una riduzione rapida e sostanziale del ricorso complessivo all’aborto. La sostanziale scomparsa e la rilevante riduzione dell’aborto clandestino ha tra l’altro comportato l’eliminazione della mortalità e morbosità materna ad esso associata.
Va rilevato che laddove è stata temporaneamente modificata la legislazione in termini di restrizione del ricorso all’aborto legale, per favorire una ripresa della natalità, si è osservato un aumento della mortalità materna senza alcuna modificazione del numero delle nascite e che il ripristino della legalizzazione ha avuto come immediata conseguenza il ritorno al trend precedente. Natalità ed abortività si configurano, quindi, fenomeni sostanzialmente disgiunti. A conferma di questo si ritiene che l’applicazione integrale del Progetto Obiettivo Materno Infantile, nel quale il percorso nascita rappresenta una componente strategica centrale, può produrre come conseguenza diretta e indiretta una ulteriore importante riduzione del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. In questa prospettiva meritano particolare attenzione le donne straniere immigrate, anche in relazione alle loro diverse condizioni di vita, di cultura e di costumi.
Il rilancio del Progetto Obiettivo Materno Infantile, con il conseguente potenziamento e riqualificazione dei consultori familiari, rappresenta, quindi, un impegno inderogabile dell’attuale legislatura.
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