Enichem, assolti gli ex dirigenti
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sabato 06 ottobre 2007
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Il tribunale di Foggia respinge in primo grado la richiesta di condanna per omicidio colposo. Nell'incidente avvenuto il 26 settembre 1976 morirono 23 operai. Legambiente: «L'inquinamento a Manfredonia ha ucciso. La nostra battaglia non finisce»
«L’inquinamento a Manfredonia ha ucciso, questo è un dato di fatto inoppugnabile e per vederlo affermato ci impegneremo con ogni mezzo». Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, commenta così la sentenza di primo grado emessa questa mattina dal Tribunale di Foggia per l’incidente avvenuto il 26 settembre 1976 e che assolve gli ex-dirigenti Enichem dall’accusa di omicidio colposo perché non sussiste il fatto.
Dieci dirigenti e due consulenti medici del petrolchimico erano accusati a vario titolo di disastro colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni e omissioni di controllo. Il pm Lidia Giorgio nella sua requisitoria aveva chiesto la condanna per sei dirigenti e due consulenti medici e quattro assoluzioni. L'arsenico avrebbe provocato malattie tumorali e la conseguente morte di 17 operai e causato malattie gravi ad altri cinque lavoratori.
Secondo l’accusa gli operai, mandati a riparare i danni senza nessuna precauzione, si sono ammalati a causa delle operazionidi bonifica effettuate in seguito a uno scoppio. Un guasto alla colonna di lavaggio dell'anidride carbonica dell'impianto di produzione dell'ammoniaca dell'Enichem causò la fuoriuscita di dieci tonnellate di anidride arseniosa. Insieme a Legambiente si costituirono parte civile il Wwf, un’associazione ambientalista locale Bianca Lancia, la Regione Puglia, il Ministero dell’Ambiente e i comuni di Monte Sant’Angelo, Manfredonia e Mattinata poi ritiratisi per ricevere un indennizzo.
«Aspetteremo i 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza – precisa Della Seta – ma Legambiente certamente andrà avanti insieme alla vedova di Nicola Lo Vecchio (l’operaio che per primo denunciò la malattia). Su questa vicenda pretendiamo verità e giustizia, affinché non passi il segnale che l’industria italiana non è solo depauperatrice del territorio e delle vite dei cittadini, quanto piuttosto un’opportunità di sviluppo attento e sostenibile».
[fonte lanuovaecologia.it]
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