Luci e ombre sulla procedura di assegnazione delle licenze sul WiMax voluta dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Il lato positivo è indubbiamente il fatto che finalmente anche in Italia si inizia a regolamentare l'utilizzo delle frequenze WiMax (Worldwide Interoperability for Microwave Access), che sfruttano la propagazione via radio della banda larga e consentiranno di raggiungere parti del territorio italiano fino ad ora escluse dalla possibilità di un collegamento Internet veloce (su rete fissa). In pratica una vera alternativa alla Adsl. Le ombre restano invece sulle modalità scelte dal Ministro per rilasciare queste licenze. È stato infatti indetto un bando per l'assegnazione di tre diritti d'uso complessivi (blocchi A, B e C); i primi due sono destinati a solo tre operatori per ognuna delle "macroregioni" appositamente create, mentre l'ultimo blocco è rilasciato a livello regionale. Inoltre la concessione d'uso di queste frequenze ha una durata di 15 anni (rinnovabile), non può essere ceduta a terzi e decade nel momento in cui la frequenza non sia utilizzata per 30 mesi consecutivi. Purtroppo in questo provvedimento non si fa riferimento alcuno alla possibilità di lasciare una parte di frequenze al libero utilizzo senza scopo di lucro. Viene negata in questo modo l'idea che almeno una parte della rete WiMax sia destinata a tutti e venga considerata un bene comune. Negativo a nostro giudizio anche il fatto che tre concessioni per regione sembrano essere troppo poche e che questa limitazione ponga le basi per una serie di oligopoli regionali. Anche ipotizzando che i vincitori delle aste siano diversi da regione a regione, questo produrrebbe un quadro di grande varietà a livello nazionale solo però apparente, senza che ci sia alcun vantaggio pratico per il consumatore: non interessa infatti al cittadino di una regione che nelle altre 19 vi siano 19 operatori diversi se poi nella sua ce ne sono solo tre (magari in grado di creare un mini-cartello regionale per spartirsi l'intera torta regionale). [fonte altroconsumo.it]
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