Omosessualità e Quarta età
Prima di analizzare
gli aspetti sociologici che riguardano l’anziano
omosessuale, è necessario premettere che
l’allungamento dell’aspettativa di vita ci porta
oggi a concentrare la nostra attenzione su
quella che viene definita “Quarta età”, dal
momento che il miglioramento della qualità degli
anni ha comportato il dilungarsi della fase di
maturità dell’individuo, con la conseguente
autonomia nella gestione della quotidianità e
delle relazioni interpersonali.
Inoltre, come
correttamente osserva Antonio Veneziani nel suo
studio,
da poco ci si
occupa dei vecchi, ormai diventati una vera e
propria categoria sociale fondamentale, anche
perché in grande aumento e soprattutto perché
consumano e, dunque, dall’invisibilità si passa
alla visibilità e all’attenzione verso l’anziano.
Un’altra premessa
riguarda la tipologia di individuo che andremo
considerando, ovvero sul soggetto
ultrasettantenne autosufficiente o quantomeno
senza particolari problemi legati alla psiche o
al quadro degenerativo tipico della progressione
negli anni.
Il modo diffuso di
percepire la vecchiaia porta a vedere
nell’anziano un essere asessuato, incapace di
provare sentimenti o di sostenere una relazione
affettiva.
L’anziano della
Quarta età “deve” limitare le sue attenzioni
sentimentali a quello che è l’ambito famigliare
o al massimo ad un gruppo di amici e di
conoscenti.
Questa visione
distorta dell’anziano è dovuta ad un retaggio
culturale e tradizionale ben radicato nella
società, la quale lo identifica come un essere
dedito solo ai bisogni spirituali o da
compatire; la stessa “Quarta età” rappresenta
una novità nella storia dell’umanità:
l’aspettativa di vita è infatti notevolmente e,
per certi versi, improvvisamente aumentata negli
ultimi anni grazie alla scienza, alle discipline
specifiche ed alla medicina, anche se non sempre
l’aumento degli anni ha significato il
mantenimento di una buona qualità e di un buon
tenore di vita..
Va aggiunto poi che
nel passato non solo l’anziano, ma anche i
restanti componenti della famiglia avevano un
ruolo anche sociale ben definito e sicuramente
diverso da quello di oggi, dove il nucleo
famigliare ha subito profondi mutamenti
sociologici.
Nei tempi passati la
casa era il microcosmo in cui si succedevano le
generazioni e nello stesso spazio e tempo vi
convivevano nonni, figli, nipoti ecc. Oggi le
cose sono cambiate radicalmente e la gente vive
in appartamenti monofamigliari, dove spesso
entrambi i coniugi lavorano e dove non c’è
spazio per gli anziani, i quali si trovano a
vivere in un’altra casa (anche seguiti dalla
badante), o a venir sistemati in casa di
riposo.
E’ la società
stessa, il comun sentire, a mettere in disparte
l’anziano in quanto individuo non più
produttivo, se non “mantenuto”, ma anche a
ritenere che arrivati ad una certa età non si ha
diritto ad una vita sessuale o a una relazione
di coppia: si provi a pensare quali cambiamenti
e reazioni avverrebbero in una famiglia se il
nonno conoscesse un nuovo compagno o una nuova
compagna, figurarsi poi se dello stesso sesso.
(continua)