L’Istituto Bruno Leoni (IBL), intitolato al grande giurista e filosofo torinese, ha l’ambizione di divenire il punto di riferimento della cultura antistatalista in Italia.
Differentemente da quanto pensava Karl Marx, la storia non è mossa (solo) dagli interessi economici: nel lungo termine sono le idee ad avere i maggiori effetti. Una gran parte dei problemi di cui soffrono l’Italia e, per ragioni diverse, la stessa Europa sono proprio conseguenza della mancanza di un forte punto di vista liberale, e del permanere di concezioni superate. La maggior parte degli intellettuali del Vecchio Continente ha in effetti abbracciato una prospettiva, in senso lato, statalista.
L’IBL intende studiare, promuovere e diffondere gli ideali del mercato e della libertà di scambio. Creare, cioè, un fronte pro-global il più ampio possibile, che sappia essere, al tempo stesso, pungolo e risorsa per la politica. Quest’ultima oggi ha un compito di dimensioni epocali: costringere lo Stato a fare molti passi indietro, in modo da liberare tutte quelle forze imprigionate dall’eccessiva pressione fiscale e dalle troppe regolamentazioni, spesso approvate solo a tutela di certi interessi particolari. Perché gli uomini politici possano compiere un tale gesto, è necessario che siano sostenuti da un’ampia fetta dell’opinione pubblica.
L’IBL vuole svolgere un ruolo di primo piano nella formazione proprio di quell’opinione pubblica che spesso è contraria alla riforma del sistema pensionistico, appoggia ogni sorta di restrizione allo scambio, invoca nuove norme per la tutela dell’ambiente. Molte di queste persone sostengono posizioni stataliste semplicemente perché nessuno ha mai fornito loro un’alternativa.
Attraverso la pubblicazione di libri (sia di livello accademico, sia divulgativi), l’organizzazione di convegni, la diffusione d’articoli sulla stampa nazionale e internazionale, l’elaborazione di brevi studi e briefing papers, l’IBL si candida a mostrare loro che un altro mondo è possibile. Un mondo governato dagli ideali della libertà, e non dominato dall’incessante lotta di gruppi di pressione tesi a “tirare per la giacchetta” gli uomini politici.