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Clifton Fadiman


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Martedì 02 Dicembre 2008
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Camera di Commercio di TriestePopolare

Piazza della Borsa, 14,
34121, Trieste,
Italia
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Telefono: +39.040.6701 111
Fax: +39.040.6701 321
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La Rappresentanza commerciale di Trieste ha origine antica: essa coincide con l'ampia affermazione della città nei traffici internazionali avvenuta nel Settecento per volere della Casa d'Austria. Dopo la proclamazione del Portofranco (1719), l’introduzione del Diritto cambiario (1722), l’istituzione del Tribunale mercantile ed altri provvedimenti, l’imperatore Carlo VI nel 1731 aveva creato a fianco dell'Intendenza commerciale, organo governativo, una Deputazione mercantile con funzioni consultive. L’imperatrice Maria Teresa la scioglieva nel 1749 e sei anni più tardi, conferendo alla Rappresentanza commerciale autonomia rispetto al governo, istituiva il 20 giugno 1755 la Borsa Mercantile di Trieste, retta da un organo collegiale denominato Deputazione di Borsa. Il primo regolamento constava di 56 articoli.

Col successivo regolamento del 2 agosto 1794, intitolato “Istruzioni per la Borsa mercantile di Trieste e per la sua Deputazione” (10 articoli, 101 paragrafi), venivano meglio definite le modalità di svolgimento delle riunioni ed estesi i compiti della Deputazione in materia di controllo sul corretto svolgimento delle contrattazioni: competenze poi confermate e rafforzate dal terzo Regolamento, adottato il 18 settembre 1804.
La Deputazione proponeva al governo centrale i provvedimenti in materia di dazi, tariffe, dogane, transiti e consegna delle merci; si occupava di orari di lavoro, diritti di alboraggio, accordi consolari, competenze del Tribunale marittimo mercantile; interveniva con proposte nelle convenzioni internazionali circa i porti franchi, nelle relazioni in tema di pubblica utilità (strade, mezzi di trasporto, economia rurale, arti e scienze, ecc.), nelle prescrizioni alle società di assicurazione.I sei deputati di Borsa eletti nelle radunanze generali e confermati dal Governo, duravano in carica tre anni, amministravano le rendite di Borsa, ne curavano le spese, facevano da intermediari presso il governo per informazioni, rimostranze e richieste, rilasciavano decreti di approvazione dei singoli commerci. Ad essi spettava la convocazione delle adunanze, la stesura del protocollo delle stesse, nonché l'obbligo di tener ben ordinato l'archivio. In casi straordinari veniva convocata la Consulta di Borsa, composta da quaranta membri eletti dal ceto mercantile e la cui nomina era pure subordinata all'approvazione della Sovrana Corte.

Durante il periodo dell’occupazione francese, su ordine del ministro degli interni, il 19 ottobre 1811 fu istituita a Trieste una Camera di commercio, ma dal 1° novembre 1814, restaurata l'amministrazione austriaca, si ritornò alla Borsa Mercantile. Ad essa subentrò, il 19 maggio 1853 la Camera di Commercio ed Industria, istituita a Trieste - come nelle altre regioni dell'Impero asburgico - in esecuzione di una legge 18 marzo 1850. Tutti gli organi decisionali - Corpo Mercantile, poi Camera di Commercio - ed esecutivi - Deputazione di Borsa e Presidenza - rimasero sempre elettivi prima e dopo la riforma del 1850.

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Il salone della Borsa Valori di Trieste, un tempo utilizzato per le contrattazioni "alle grida", attualmente ospita gli Sportelli del Registro delle Imprese di Trieste.
Già a partire dalla seconda metà del '700, la Rappresentanza commerciale di Trieste aveva realizzato imprese di grande portata per l'emporio, significative per l'economia dell'impero e di rinomanza mondiale, grazie all'intraprendenza dei suoi uomini ed ai privilegi concessi al Porto Franco da atti di data antica (1382) e dell’epoca (1719).

La Deputazione di Borsa gestì, fino all'istituzione dei Magazzini Generali, lo “Stabilimento per la Consegna delle Merci”, costituito con risoluzione di Carlo VI del 1734.   Camera di Commercio e Comune di Trieste fondarono poi, nel 1880, con partecipazione paritaria, l'azienda dei Magazzini Generali di Trieste (poi trasformata in Ente Porto, ora Autorità Portuale)  per la costruzione e la gestione delle strutture di stoccaggio fronte mare.

In esecuzione di una direttiva di Maria Teresa del 1749, che assunse però concreta efficacia con una risoluzione imperiale del 1815, intesa a migliorare la sicurezza della navigazione nell'Adriatico, la Deputazione di Borsa provvide alla progettazione, al finanziamento, alla realizzazione ed alla diretta gestione dei primi fari marittimi nell’Adriatico, lungo le coste da Chioggia alle Bocche di Cattaro.

Vennero costruiti nell’ordine i fari di Salvore (1818), di Trieste (faro della Lanterna, 1833), Promontore (1846), Punte Bianche (Isola Grossa) (1849), Lagosta (1851), San Giovanni in Pelago (Rovigno - 1853), Punta Ostro (Ragusa - 1854), Sacca di Piave (Cavallino - 1854), Lissa (1864), Dal 1868, la gestione degli stessi passò dalla Deputazione di Borsa all'autorità marittima austriaca. I fanali di Malamocco (1855) e di Chioggia (1863), furono ceduti dalla Camera nel 1866 alle autorità marittime italiane.

Nel 1858 iniziò la propria attività, quale organo e nella sede della Camera di Commercio, l'Ufficio Veritas Austriaco, terzo registro nel mondo per la classifica delle navi dopo il Lloyd's Register of Shipping ed il Bureau Veritas francese. Sotto la denominazione di "Veritas Adriatico" esso venne fuso, con regio decreto n. 898 del 9 giugno 1921, con il Registro Navale Italiano, dando così vita al Registro Italiano (oggi RINA).

La funzione di componimento amichevole delle controversie commerciali, svolta dalla Deputazione di Borsa sin dall'origine e consolidata dal Regolamento del 1804, assunse carattere istituzionale con la creazione del “Giudizio Arbitramentale di Borsa” (legge del 1° aprile 1875, adottata dietro sollecitazione della Camera di Commercio).  L’istituto è tutt’oggi operante, con la denominazione di Giudizio Arbitrale, dopo le modifiche statutarie che lo hanno reso perfettamente armonico rispetto alle attuali regole italiane sull’arbitrato.

La Deputazione di Borsa promosse nel 1842 la costituzione del “Monte Civico Commerciale”,  in seguito denominato Cassa di Risparmio di Trieste.

Nella seconda metà dell'800 venne realizzato presso la Camera di Commercio un Museo commerciale, in cui si raccoglievano campionature e documenti mercantili riferiti ai traffici internazionali, e dal quale trasse origine il “Laboratorio Chimico Merceologico”, istituito nel 1906 su iniziativa  del prof. Giulio Morpurgo, che lo diresse fino al 1927.

Il rilievo e il ruolo del Laboratorio vengono accentuati dal suo successore alla direzione,   prof. Domenico Costa, che in un suo scritto del settembre 1932 afferma:

 …“Avviene che a Trieste commercianti, industriali ed esperti chiamati dai tribunali o dalle parti in contesa ad emettere il loro giudizio sulla qualità e sul valore delle merci, cerchino con molta frequenza, per i più diversi prodotti nozioni merceologiche e campioni per confronto. Le ricerche convergono in questi casi tutte al Laboratorio Chimico Merceologico in quanto questo è l’unico Istituto della Regione Giulia che, occupandosi del controllo analitico e dello studio di tutti i prodotti che possono interessare commerci ed industrie, è il meglio aggiornato in tali condizioni”.

La crescente quantità del materiale campionario ed il suo valore anche didattico-culturale suggerirono, nel 1937, il suo trasferimento dal Palazzo camerale all’Università di Trieste ove andò a costituire il “Museo merceologico e coloniale”. Il Laboratorio chimico-merceologico viceversa rimase presso l’ente camerale, ove è tuttora operante.

Nel decennio 1850-1860 la Camera di Commercio istituì una Commissione Speciale per lo studio di problemi tariffari, infrastrutturali ed organizzativi sul trasporto ferroviario ed in generale sui trasporti marittimo-terrestri delle merci in transito.  La Commissione assunse carattere permanente con la denominazione “Commissione per lo Sviluppo dei Traffici” che, nella sua ultima configurazione, operò quale gestione speciale fino al 1980, svolgendo funzioni di promozione e consultive specialmente nei riguardi delle Amministrazioni Ferroviarie, Austriaca prima e Italiana poi. La Commissione disponeva di uffici di rappresentanza a Vienna, a Praga ed a Budapest. Chiusi questi ultimi due rispettivamente nel 1948 e 1952, quello di Vienna continuò ad operare fino al 1980. Parallelamente, per le sopravvenute difficoltà di acquisire traffici dall'hinterland orientale, nel 1953 la Commissione deliberava l'apertura di un Ufficio di rappresentanza a Francoforte, che poi operò poi sino ai primi anni '80.

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Il soffitto a volta della Sala Maggiore del palazzo camerale.
La Camera di Commercio e l’Università: il 7 ottobre 1877, nella sala grande del palazzo della Borsa, si inaugurò il primo anno accademico della “Scuola Superiore di commercio, Fondazione Revoltella”. Nel suo testamento (datato 24.1.1868), il barone Pasquale Revoltella quasi due anni prima della morte aveva stabilito:  “Dal mio asse sia prelevato un capitale di 240.000 fiorini, gli interessi del quale debbano servire ad istituzione e dotazione di un corso superiore nelle scienze e materie commerciali su basi pratiche, d’aprirsi in Trieste per quei giovani che abbiano compiuti con buon successo i loro studi o nella sezione commerciale dell’I.R. Accademia di Commercio e Nautica o in un approvato Banco modello”.

Ma il barone d’origine veneziana, autentico leader delle iniziative economiche triestine della seconda metà dell’800 (è anche vicepresidente della Società internazionale che crerà il canale navigabile di Suez), aveva posto una condizione: che il Comune o la Camera di Commercio fornissero i locali necessari per l’attività didattica.

La Camera di Commercio il 22 marzo 1876 deliberava di fronteggiare la metà della spesa necessaria e contemporaneamente nominava due suoi rappresentanti nel “Curatorio” – di 5 membri – competente a nominare il direttore e i docenti di quello che fu il primo nucleo dell’Università di Trieste (l’Istituto, nel 1924, si trasformerà in “Regia Università degli Studi Economici e Commerciali, Fondazione Pasquale Revoltella”).

Già in precedenza, la Camera di Commercio aveva attivamente operato nel settore dell’istruzione popolare e professionale, finanziando con borse di studio e “canoni” annui sia la Scuola privata e gratuita di disegno, che – fondata dallo stesso Revoltella nel 1850 – formava provetti artigiani, sia la statale Accademia di Commercio e di Nautica; la Camera di Commercio è rappresentata nei consigli d’amministrazione di entrambe le scuole.

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Sotto il profilo amministrativo, fra il 1924 e il ’44 gli enti camerali furono sottoposti ad un lungo travaglio.  Gli organi della Camera di Commercio di Trieste  sciolti con decreto del Ministero dell’Economia il 30 maggio 1924. La legge n. 731 del 18 aprile 1926 istituiva in tutto il territorio italiano i Consigli Provinciali dell’Economia e solo con la riforma dettata  dal D.L.L. n. 315 del 21 settembre 1944 vennero ricostituite le Camere di Commercio Industria e Agricoltura.  Tale normativa fu recepita a Trieste con Ordine del Governo Militare Alleato del 31 agosto 1945;  la neocostituita Giunta camerale si riunì per la prima volta il 6 novembre dello stesso anno.

Fino al 1954 la denominazione fu quella di Camera di commercio industria e agricoltura del Territorio libero di Trieste.  L'ente era associato alla Camera di Commercio Internazionale - Sezione italiana.

Dopo la redenzione di Trieste all’Italia, l’ente camerale giuliano ha seguito tutti i successivi passaggi normativi dell’ordinamento nazionale e, per quanto di competenza, di quello regionale del Friuli Venezia Giulia.  Le Camere di commercio, industria e agricoltura assunsero l’attuale denominazione di “Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura” in base alla legge 26.9.1966 n. 792.

La vigente normativa di base è costituita dalla Legge 29 dicembre 1993, n. 580 intitolata  “Riordinamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura”.

(F.R.)

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