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Venerdì 05 Settembre 2008
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23 ottobre 1844. E' questa la data cui si fa comunemente risalire l'inizio dell'esperienza cooperativa.

Per iniziativa di 28 lavoratori nasceva infatti quel giorno, in Inghilterra, la Società dei "Probi Pionieri di Rochdale". Scopo della società era - nelle parole dei Pionieri - "quello di adottare provvedimenti per assicurare il benessere materiale e migliorare le condizioni familiari e sociali dei soci..."

Da quella data la cooperazione, che si inserisce nell'ambito di quella libertà di associazione che è una delle conquiste essenziali dell'800, comincia a diffondersi un po' in tutta Europa, Italia compresa. La prima cooperativa costituita nel nostro paese è il Magazzino di previdenza di Torino - una cooperativa di consumo - sorto nel 1854 per iniziativa della "Associazione degli operai".

Due anni più tardi ad Altare, in Provincia di Savona, nasce la "Artistica Vetraria", una cooperativa di lavoro.

Le prime cooperative nascono, insomma, per dare una risposta, sulla base di un princìpio di solidarietà, a problemi immediati e particolari come la disoccupazione e l'aumento del costo della vita.

La diffusione dell'idea cooperativa trova il sostegno, con accenti ed impostazioni diverse, di esponenti prestigiosi della politica del tempo.

Basti pensare a Giuseppe Mazzini, che vedeva nella cooperazione un principio generale dell'organizzazione sociale grazie al quale capitale e lavoro dovrebbero confluire in "un'unica mano"; ad un esponente del nascente socialismo come Andrea Costa, che tendeva ad inserire la cooperazione nel contesto più generale del movimento politico e sindacale di emancipazione dei lavoratori; ad un liberale "giolittiano" come Luigi Luzzatti, che considerava la cooperazione come uno strumento di inserimento non conflittuale delle classi subalterne nello sviluppo economico.

Questa pluralità di approcci all'impostazione di fondo da dare al movimento cooperativo, corrispondente a specifiche ispirazioni politiche e ideologiche, emerse con chiarezza nell'autunno del 1886, quando 100 delegati, in rappresentanza di 248 società e di 70.000 soci, si riunirono in Congresso a Milano, dal 10 al 13 ottobre, per dare vita ad una strutturazione organizzativa che assicurasse lo sviluppo e il coordinamento di un movimento cooperativo assai variegato.

Nacque allora la Federazione Nazionale delle Cooperative, che nel 1893 si sarebbe trasformata in Lega delle Cooperative.

All'interno della Lega trovava espressione anche l'altro grande filone di ispirazione della cooperazione italiana: quello cattolico, portatore di una concezione interclassista della cooperazione, imperniata su un forte solidarismo sociale.

Prima della Grande Guerra, la cooperazione aveva già acquisito, grazie anche alla politica giolittiana, una certa solidità economica e quelle caratteristiche che ne avrebbero consentito, dopo il 1918, un rilancio politico ed organizzativo. Ma tempi difficili erano nuovamente alle porte.

Alla separazione, avvenuta nel 1919, tra la cooperazione di ispirazione cattolica e quella di ispirazione laico-socialista (con la nascita della Confederazione delle Cooperative Italiane) seguirono l'avvento del Fascismo (con la devastazione di molte cooperative, lo scioglimento della Lega ed il tentativo di piegare la cooperazione ad un modello economico corporativo) e l'immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

La fine della democrazia aveva segnato la fine dell'esperienza cooperativa, basata sulla partecipazione attiva dei soci, che affondava le proprie radici nei principi dei probi pionieri di Rochdale.

La rinascita venne con l'uscita dal lungo tunnel della dittatura e della guerra e fu congiunta alla volontà di ricostruzione del Paese su basi di solidarietà, di democrazia, di partecipazione.

Per questo l'art. 45 della Costituzione italiana che riconosce la funzione sociale della cooperazione a base mutualistica e senza finalità di speculazione privata, impegnando lo Stato a promuoverne lo sviluppo, non è una sorta di norma isolata o transitoria, ma è del tutto coerente con lo spirito complessivo della Costituzione stessa.

A partire dal dopoguerra la cooperazione è riuscita, pure attraverso le difficoltà, a consolidarsi e a crescere, a diventare una presenza diffusa su tutto il territorio nazionale.

Oggi, le cooperative aderenti alla Legacoop sono attive, spesso in posizione di eccellenza, in numerosi settori dell'economia del Paese.

Uno sviluppo consistente è stato registrato, in anni recenti, dalle cooperative sociali che svolgono attività di erogazione di servizi socio-assistenziali e sanitari e di inserimento al lavoro di soggetti svantaggiati.

La cooperazione sociale, insieme con la promozione di nuove imprese cooperative, soprattutto nel Mezzogiorno, sarà uno dei settori sui quali si concentrerà un impegno crescente della Legacoop per offrire un proprio contributo alla riforma dello Stato sociale e alla crescita dell'occupazione.

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