Non c'è turista che manchi di visitare, a Parigi, subito dopo il Museo del Louvre e la cattedrale di Notre-Dame, quel piccolo gioiello di arte medievale noto con il nome di Sainte Chapelle, la Santa Cappella. E' una costruzione mirabile per l'eleganza ornatissima della sua fragile architettura gotica, e soprattutto per il fantastico effetto delle grandi vetrate dagli splendidi colori, filtranti la luce esterna in un giuoco policromo di fiabesca bellezza. La Sainte Chapelle parigina venne fatta costruire dal Re San Luigi IX, per accogliere degnamente la reliquia della corona di spine, che lo stesso sovrano aveva portato dalla Terrasanta e che suscitò grande devozione a Parigi. Tutti i Vicentini, e anche molti forestieri, conoscono la bella Chiesa di Santa Corona, a Vicenza, proprio nel centro della città, importante monumento della prima architettura gotica in Italia, e sanno anche che il nome della chiesa deriva da una spina della corona del Crocifisso, che appunto in quella chiesa vicentina è conservata. Non tutti sanno però che esiste un rapporto tra la Sainte Chapelle di Parigi e la Santa Corona di Vicenza ed è l'amicizia tra due personaggi d'eccezione: da una parte il Sovrano di Francia, San Luigi, e dall'altra il suo contemporaneo Beato Bartolomeo da Breganze, Vescovo di Vicenza. Bartolomeo era nato a Vicenza agli inizi del XIII secolo dalla nobile famiglia dei conti di Breganze. Dopo aver studiato a Padova si era unito ai primi compagni di San Domenico, come diretto discepolo del Santo fondatore, che allora si trovava a Bologna. Sapiente, eloquente, zelante, il giovane domenicano venne incaricato di insegnare e di predicare, e in un'Italia agitata da errori ed eresie, divisa da fratture ideologiche e politiche, insanguinata da lotte civili, egli si fece le ossa predicando in Lombardia e in Romagna e pacificando città lacerate dalle fazioni, come Parma. Per moltiplicare le energie nell'apostolato, creò una Confraternita di tipo metà religioso e metà militaresco: quella dei cosiddetti "Frati gaudenti" - con un aggettivo che all'origine significò semplicemente "gioiosi" di evangelico gaudio e che soltanto più tardi acquistò significato deteriore di frati "goderecci ". Nel 1256 venne eletto Vescovo della nativa Vicenza: Vescovo dalla vita non facile, perché la città era tiranneggiata dal famigerato Ezzelino da Romano, e Bartolomeo di Breganze dovette presto partire per l'esilio, sostituito sulla cattedra vicentina da un Vescovo eretico, nominato dal tiranno. Il Papa lo inviò come suo legato in Inghilterra e in Francia. A Parigi incontrò di nuovo San Luigi, e fu in quella occasione che il Sovrano fece dono al domenicano italiano di una spina della santa Corona. Poco dopo, morto Ezzelino e allontanato il Vescovo eretico, Bartolomeo da Breganze poté tornare a Vicenza e far costruire, verso il 1260, la bella chiesa gotica destinata ad accogliere la reliquia della spina. Così, grazie all'opera dei Vescovo Bartolomeo, che morì una decina di anni dopo, nel 1270, anche Vicenza si abbellì di un nuovo monumento di arte e di fede, una "Santa Cappella" simile a quella di Parigi, anche se non al pari di questa per bellezza e per celebrità.
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